Gli obiettivi che mi pongo con la mia candidatura alla dirigenza federale sono molto ambiziosi, chiari e ben delineati. Portare il badminton italiano ai potenziali livelli che gli spettano grazie alla relativa semplicità di approccio, economicità di partenza e “democraticità” di genere.
Chiunque conosca il badminton sa bene a cosa mi riferisco. Le potenzialità che abbiamo nel mondo della scuola (che è il campo di battaglia di ogni federazione che voglia implementare l’attività giovanile) non le ha quasi nessuno sport in Italia: immediatezza di approccio al divertimento, parità nei sessi e capacità, anche per i meno dotati, di ottenere risultati soddisfacenti, uniti alla relativa economicità e alla adattabilità degli spazi esistenti (chiaramente per l’attività scolastica). La possibilità di coinvolgere contemporaneamente tutta la classe nell’attività e l’assenza di requisiti tecnici di base per l’avvio del gioco sono tutti punti di forza che dovrebbero farci riflettere sul perché non sia lo sport più diffuso nelle istituzioni scolastiche e quindi, di riflesso, nell’attività sportiva amatoriale ed agonistica.
